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un ALTRO SCRITTORE tra i professori del “PERUGINI”: CARLO TROTTA e il suo libro: “PRIMAVERA A VARSAVIA”

Un giovane ebreo di Varsavia, Calel, vive la sua giovinezza con spensieratezza e coltiva il sogno naturale di costruire una vita insieme alla sua donna, Janina, polacca non ebrea. Deve tuttavia fare i conti con il retaggio della sua famiglia ortodossa. Il padre lo vorrebbe erede del suo esercizio commerciale, un’affermata osteria nel quartiere di Praga. La madre lo considera un nullafacente e vorrebbe solo che fosse un bravo ebreo (ortodosso). Le due sorelle lo coccolano e gli giustificano ogni cosa. Suo amico fraterno è Karol, anch’egli non ebreo, condivide con Calel tutta la spensieratezza della gioventù ma nasconde in sé un amore segreto per la donna di Calel. La Storia, però, si accinge a chiedere loro il tragico dazio della follia nazista. Varsavia è occupata dai Tedeschi di Hitler che immediatamente impongono anche nella capitale polacca il “nuovo ordine” europeo. Inizia così il dramma della segregazione nel ghetto di Varsavia, dove la famiglia Blasewski, nella condivisione della tragedia comune, incontra tutto l’universo umano transitato negli anni attraverso la loro osteria. Questa umanità raccolta nel ghetto è però composta anche da uomini spregiudicati come Kronenberg, invaghito, non ricambiato, della bella Hanna, sorella minore di Calel. Kronenberg sguazza nel dramma del ghetto e diventa funzionario della Ghettopolizei, pezzo grosso dello Judenrat. Kronenberg, pur di raggiungere il suo obiettivo propone un baratto infame: reclutare Calel tra le fila della polizia, impossessarsi di Hanna ed avere mano libera sulla famiglia, provvedendo a loro (nel bene e nel male). Dopo mille ripensamenti Calel accetta il patto con il demone. Ma la nemesi si concretizza sempre di più: perde la sua donna e incomincia a fare i conti con la vita tragicamente reale. Incomincia il dissidio interno alla sua coscienza alla quale dà voce attraverso il suo diario, mentre conserva gelosamente il fazzoletto che Janina gli ha regalato prima di separarsi. Fazzoletto che rappresenta per lui la speranza di un ritorno alla normalità. Fare il poliziotto nel ghetto significa essere soprattutto collaboratore dei nazisti, ed essere percepito come corruttore di coloro i quali non possono che soggiacere alla violenza della legge nazista (pur facendone parte). Come fa Calel, ormai nel vortice della tragedia del ghetto e della propria perdizione, a mantenere un barlume di speranza e di fiducia in se stesso e nel futuro? L’unico modo è non smettere di cercare Janina, al di fuori delle mura del ghetto. Incomincia dunque un rapporto controverso e contraddittorio con la regina del contrabbando, Cahia, che sola gli può permettere di avere contatti con l’altra parte. Si avvicina intanto il momento inesorabile della liquidazione del ghetto da parte dei nazisti. L’angoscia degli innocenti e la speranza dei collaborazionisti si alternano alle notizie incontrollate e incontrollabili sulle decisioni dei nazisti e sulla destinazione degli ebrei di Varsavia. Si rivela, fra le innumerevoli singole storie, il patto scellerato di Kronenberg che baratta la famiglia di Calel con la propria salvezza, portando alla fine della famiglia Blasewski. Ma i nazisti non hanno nessuna intenzione di rispettare qualsivoglia accordo e la comunità ebraica del ghetto si avvia, senza distinzioni, verso la deportazione e lo sterminio. Calel ritorna nella casa familiare ormai saccheggiata e violata e lì ritrova il proprio diario, unico elemento che lo collega ancora alla coscienza, e qui ritrova anche la propria volontà di scegliere fra il bene e il male offrendogli così una seconda opportunità.